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ART MEDICA

  • A cura di Angelo Raffaele Villani, ROSSOCONTEMPORANEO
  • Testi critici di Amelì Liana Lasaponara

Sette appuntamenti mensili, quindici artisti, per il calendario di ART MEDICA 2014.

Lo Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore diventa spazio espositivo per la cosiddetta nuova figurazione, sposando sinergicamente la mission medica alla bellezza, al corpo, alla passione, alla vita, temi del ricco e screziato programma espositivo. Valori letti secondo formule alchemiche diverse, ponendo al centro dell’attenzione l’uomo, con le proprie paure, fragilità, ma anche certezze e potenzialità. L’Arte e la Medicina sono sempre state correlate da un’idea preconcetta che le poneva l’una in opposizione all’altra; l’Arte con il suo mondo intuitivo, sensoriale e creativo, la Scienza quale regno razionale, pragmatico ed indubitabile, sia formalmente che sostanzialmente. La cultura contemporanea riesce a percepire la porosità del confine di questa dicotomia dialettica, la cui finalità è l’esistenza dell’uomo. [CONTINUA]

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GLI ARTISTI

Jara Marzulli, Monticelli & Pagone, Massimo Festi, Erika Latini, Pierluca Cetera, Ezia Mitolo, Claudio Di Carlo, Claudia Venuto, Francesca Randi, Giuseppe Ciracì, Claudio Cavallaro, Pierpaolo Miccolis, Danilo De Mitri, Vania Elettra Tam, Marco Minotti.

artisti

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CANDY CRASH SAGA SUGAR

6-26 dicembre 2014

MARCO MINOTTI | VANIA ELETTRA TAM

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

Locandina

Chiusura lombarda per il settimo ed ultimo appuntamento di ART MEDICA, con la vivacità singolare di due artisti poliedrici, Vania Elettra Tam e Marco Minotti, tra i protagonisti della scena artistica contemporanea milanese. La fortunata rassegna d’arte contemporanea, ormai consuetudine ed incontro di sinergica Bellezza, dai valori dell’arte a quelli della medicina, rinnova l’apertura dello Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore, con Sede a Taranto in Corso Italia n. 259, a tutti i suoi affezionati, ma anche nuovi frequentatori.

CANDY CRASH SAGA SUGAR, a cura di Angelo Raffaele Villani di ROSSOCONTEMPORANEO e con testi critici di Amelì Liana Lasaponara, inaugura sabato 6 dicembre p.v. alle ore 18.30, e sarà aperta e visitabile dal 6 al 26 dicembre p.v. Comasca di nascita la Tam, brianzolo Minotti, entrambi sono esempio di quel coraggio sfrontatamente lieto e leggero della rappresentazione, pur rimanendo comunque profondi, illustrando problematiche esistenziali contemporanee, emendate di fatto, da luoghi comuni borghesi ed al contempo, impreziosite di autoironia. Vania Elettra Tam gioca con il suo doppio, con il suo essere artista a tutto tondo, poiché la sua vita è percorsa dall’arte come scelta radicale. E’ performer di se stessa, è colei che crea, che fotografa e si fotografa, si rappresenta, si indossa, si ama. Marco Minotti abbraccia in un mix virtuoso la creazione di flora e fauna, inabissandosi nella delicata atemporalità di fondi dai colori tenui, contrappuntati da tratti di penna su tela. Partendo dalla decisa riconoscibilità iconografica di presenze ed influenze dell’arte manga, le creazioni di Minotti sono il risultato di ricerche miranti alla realizzazione di universi paralleli. E così, le nuance pastello, le figure illustrate ed ironiche dei due, i contorni evidenti, portano alla memoria un diffusissimo videogame, tanto celebrato nella rete, e ribattezzato all’occorrenza: Candy Crash Sugar, una sorta di puzzle dolce della vita dove l’arte, la gioia, la creatività e le immagini impattano reciprocamente forgiandoci per un livello superiore. Più alto è il livello, maggiore è la difficoltà. Parola d’ordine: resistenza. Caramelle, dolci e bombe colore diventano metafora della vita quotidiana e della dimensione sensoriale dei nostri.

Vania Elettra Tam è un’artista che affronta il quotidiano armata di seduzione, ironia e sagacia. Nulla è scontato e prevedibile poiché l’artista rende visibile l’invisibile: il disagio femminile di essere delimitate da cliché variabili a seconda degli interlocutori, per il misero e non ancora superato preconcetto di controllo sociale. Ed ecco che l’artista e le sue alter-ego si arruolano in figure autoironiche capaci di ribadire l’importanza di essere un tutto, di essere un universo junghiano, in cui la personalità altro non si riveli che il risultato della coesistenza di un numero variabile di sollecitazioni strettamente personali, diverse tra loro, ma interagenti. Le opere di Vania accolgono l’identità dell’artista, l’inconscio personale di lei donna, ma anche l’immaginario collettivo con i suoi archetipi (aspettative sociali), la sua anima e le sue ombre. La sintesi ironica della Tam: il fucile d’assalto nell’opera “Rebate hunter”. Pittoricamente le sue opere sono attraversate da un’impostazione deliziosamente grafica, illustrata, dai chiaro scuri solidi. A tratti surreale. E la costante dell’utilizzo di luci artificiali, di tagli sulla solitudine dei soggetti incastonati in ambienti chiusi od al massimo accompagnati dalle proprie ombre, mai troppo affidabili ma piuttosto dispettose, ricorda a pieno titolo l’opera dell’americano Edward Hopper.

Marco Minotti è un artista la cui creatività palesa contaminazioni iconografiche internazionali diventate esigenza di continua ricerca ed arricchimento per le sue produzioni. Dagli inizi informali alle rielaborazioni dei Manga pop, fino all’odierna sintesi di opere realizzate a penna su tela, Minotti ci narra di universi che si fanno momenti del divenire, universi che nascono da approfondimenti minuziosi calati in energetiche maree variopinte, dal chiaro richiamo surrealista. Le figure fluttuano all’interno della tela senza peso e stabilità per una sorta di azzeramento delle leggi di gravità. E’ la legge di Minotti che conta, quella dell’anima, della meditazione e del metodo. Il pragmatismo tecnico e la dedizione quotidiana, sono fondamentali per puntellare saldamente le opere alla necessità descrittiva dei tumulti sensoriali. Le sue figure costellano le superfici come realtà oniriche e ricorrenti. Non sono incubi, ma visioni pacificate dall’utilizzo di colori dolci, semplici, puliti. E’ un ritorno inconscio all’immaginario infantile attraverso cui, però, l’artista ha sempre segnalato le “anomalie” sociali di cui siamo vittime. Come un gioco, appunto. I temi della favola narrano di contenuti importanti – dall’omosessualità alle droghe, dalla bulimia al potenziamento sessuale artificiale, alla pedofilia. L’eleganza del tratto, la pulizia visiva delle opere e la sintesi compositiva concorrono a rendere visibile l’ossimoro delle criticità sociali.

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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Locandina De Mitri-Miccolis

Il mese di novembre porta con sé il sesto e penultimo appuntamento di ART MEDICA, ormai consuetudine di “Bellezza” per gli affezionati frequentatori dello Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore. Con inaugurazione sabato 8 novembre alle ore 18.30, OPUS, a cura di Angelo Raffaele Villani di ROSSOCONTEMPORANEO e con testi critici di Amelì Liana Lasaponara, vedrà in mostra i talentuosi artisti pugliesi Danilo De Mitri e Pierpaolo Miccolis. La mostra sarà aperta e visitabile dall’8 sino al 28 del mese p.v.

OPUS è “la Grande Opera”, il risultato finale della liturgia dell’alchimia, l’Ars Regia, e la cifra stilistica di entrambi gli artisti, che ben si presta a tale chiave di lettura.

La filosofia dell’alchimia, nei secoli, ha abbracciato trasversalmente la maggior parte delle discipline scientifiche, regalando anche numerose testimonianze artistiche. In tempi più recenti Karl Gustav Jung nel suo “Psicologia ed Alchimia”, pubblicato nel 1944, evidenzia le analogie dell’immaginario alchemico con ciò che lui definisce “inconscio collettivo”, sottolineando come gli archetipi corrispondano a momenti e simboli ricorrenti dal mito all’arte. Andrè Breton, nel secondo manifesto del Surrealismo (1929) scriverà :”[…] la pietra filosofale è in sostanza ciò che doveva permettere all’immaginazione dell’uomo di prendere una rivalsa sulle cose […]”. La chimica, quale scienza empirica, destabilizza i valori dell’alchimia, scienza dell’immaginare (dal latino “in me Mago agere”) che vive della propria utopia: realizzare l’oro in termini spirituali, raggiungere un’interiore conciliazione da proporre a modello armonioso di un’umanità affrancata dalle proprie miserie materiali, vivere questo processo liberatorio come azione creativa di trasmutazione. Trascendere se stessi per trasformare il mondo. Negli innumerevoli testi storici, il processo creativo che porta all’OPUS è suddiviso in fasi (da tre a cinque, riconducibili ad altrettante frequenze dello spettro visibile), passando dalla prima “nigredo” – fase della materia e del nero, a cui corrisponde l’elemento terra, la notte, l’inverno, la vecchiaia e la morte – e superando le fasi intermedie dell’ “albedo” (del bianco, dell’elemento acqua, della primavera e della fanciullezza) e della “citrinitas” (del giallo e dell’elemento aria, dell’estate, della giovinezza), fino ad arrivare alla “rubedo” del rosso e dell’oro, della pietra filosofale, a cui corrispondono l’elemento fuoco, l’autunno e il tramonto, la maturità. Così le quattro fasi tratteggiano un sistema simbolico di cui l’alchimia diventa il cardine, subordinando ogni altra quadripartizione cosmogonica, degli elementi (terra, acqua, aria e fuoco), delle stagioni, delle quattro età dell’uomo e  dei quattro umori.

Anche per l’artista contemporaneo l’Alchimia assurge a modello di riferimento archetipico, conservando il fascino di un paradigma mitico nel quale specchiare i turbamenti psichici e materiali, che è l’azione del solvere e coagulare il cinabro nel crogiuolo, la sintesi dagli esiti felici e liberatori della ricerca.

L’opus creativa di Danilo De Mitri si materializza attraverso la fotografia digitale come fitta rete di vitrei alambicchi che restituiscono all’osservatore la visibilità ipnagogica, la sensazione onirica. “A volte fotografo incubi” racconta l’artista. La componente fortemente simbolica nelle sue opere trae forza da simmetrie e composizioni, spesso necessariamente monocrome, evocando senza censure i cerimoniali del proprio processo creativo, il pristino e silente travaglio propriocettivo, per poi restituire, nell’atto finale, l’artista come cosa compiuta. L’arte di De Mitri porta in sé, come l’Opus, una turbolenta e sofferta parabola di agnizione della materia dall’informe alla forma, dall’incubo al sogno, cui corrisponde il processo “spirituale” ed anagogico verso la luce della bellezza, verso la liberazione nella idealità. Circonvolvere dalla nigredo alla rubedo, senza esitazione alcuna, ma come necessità di protrazione.

Pierpaolo Miccolis è un artista che utilizza quale medium d’eccellenza l’acquerello. Dal piccolo al grande formato, Miccolis compie la sua ricerca partendo dallo studio anatomico faunistico, enfatizzando i processi mutogeni che danno luogo a nuovi esseri capaci di risorgere a se stessi. La trasparenza dei suoi colori, che scivolano sovrapponendosi e spandendosi in macule screziate, si trasformano in esseri mutevoli, figli della contaminazione tra volontà progettuale e casualità sapiente. Miccolis come “Imago” del proprio Io, tra coscienza e scienza. L’OPUS dell’artista vive un processo inverso, dalla luce, al buio, all’ombra. È il vincolo tecnico dell’acquerello che impone un’elaborazione dalle tonalità chiare, dal traslucido allo scuro, dal cristallino al torbido, attribuendo all’artista la piena facoltà di inabissarsi nel buio, consapevole da quale onda di luce partire.

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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MIRABILIA | Leonardo e la fiaba della farfalla

5-25 OTTOBRE 2014

CLAUDIO CAVALLARO | GIUSEPPE CIRACI’

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

Locandina Cavallaro Ciracì

“Non si contentando il vano e vagabondo parpaglione di potere comodamente volare per l’aria, vinto dalla dilettevole fiamma della candela, diliberò volare in quella; e ‘l suo giocondo movimento fu cagione di subita tristizia; imperò che ‘n detto lume si consumorono le sottile ali, e ‘l parpaglione misero, caduto tutto brusato a piè del candellieri, dopo molto pianto e pentimento, si rasciugò le lagrime dai bagnati occhi, e levato il viso in alto, disse: “O falsa luce, quanti come me debbi tu avere, ne’ passati tempi, avere miserabilmente ingannati. O si pure volevo vedere la luce, non dovev’io conoscere il sole dal falso lume dello spurco sevo?”.

[Leonardo da Vinci]

Una fiaba, un filo conduttore.

Domenica 5 ottobre p.v., lo Studio Dermatologico del Dr. Andrea Pastore, sito in Corso Italia 259, presenta il quinto appuntamento della rassegna Art Medica, a cura di ROSSOCONTEMPORANEO e con i testi critici di Amelì Liana Lasaponara.

Ottobre è il mese della meraviglia, dello stupore, delle possibilità, e si apre alla bellezza delle opere di Giuseppe Ciracì, brindisino, e Claudio Cavallaro, siracusano, artisti dalla ricerca formale lontanissima, antitetica, ma che si fondono poeticamente nella rarefazione dello spirito, principio fondante da cui è nata Art Medica, nel suo connubio tra arte e scienza, quali linguaggi complementari e necessari di una iperbole di emozioni profonde che ne genera la ricerca.

Lo stile fortemente classicheggiante della location accoglie superbamente le opere di Giuseppe Ciracì, la cui sensibilità artistica trova empatia e nuova linfa nell’opera di Leonardo da Vinci, a cui fa riferimento specifico, rivisitandola e cogliendo sfumature di approfondimento sulle origini fisiche e spirituali dell’uomo. Leonardo fu maestro dell’illustrazione anatomica, la cui particolarità, unica nel genere scientifico, fu la trascrizione grafica in esplosione del corpo umano, rappresentato in tavole, conservate attualmente, per la maggior, al Castello di Windsor, in Inghilterra. Da qui l’ispirazione delle recentissime opere di Ciracì. Ciò che appare come magistrale tecnica descrittiva e ritrattistica, in realtà è una profonda acquisizione del dato umano che emerge prepotente dalle immagini. Gli assemblaggi di dettagli elegantemente raccontati da chiaroscuri morbidi e palpabili rappresentano la codifica visiva dell’animo umano, la parte profonda imperscrutabile che l’artista cerca di tirar fuori, materializzandola attraverso una stratificazione anatomica concettuale. Ciracì è ricerca e sapienza artistica, capace di generare un’anima tridimensionale, imprescindibile dal nostro altrettanto meraviglioso involucro carnale.

Ben si armonizza l’installazione di Claudio Cavallaro con la delicatezza delle sue farfalle bianche, che prendono vita attraverso le lampade di Wood. Cavallaro lavora seguendo un linguaggio di contrapposizioni e convivenze, tra buio e luci, creando installazioni site specific che trasfigurano in negativo di fotografia. Le luci di Wood nel loro essere lampade speciali, con all’interno del tubo vitreo scuro,  piccole particelle di ossido di nichel in grado di proiettare rigorosamente raggi UV-A, trasformano la realtà, rendendo il bianco fluorescente e fortemente vivido, nuovo, rinato attraverso una metamorfosi che è luce e spirito.

Ecco Mirabilia: fogli, carte, disegni e pitture che confluiscono in un buio che è momento transitorio e che si fa condizione necessaria per un concetto di rinascita, volo liberatorio che si racconta nella leggerezza della farfalla.

Dalle opere così intimamente ricercate di Giuseppe Ciracì alla leggerezza della creazione di Claudio Cavallaro, dove il bianco partorito dalla luce nera è la certezza di un’altra vita, di un’altra possibilità.

È un’altra morale. È la tridimensionalità della fiaba leonardesca.

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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BLOW-UP

6-27 SETTEMBRE 2014

CLAUDIO DI CARLO | FRANCESCA RANDI | CLAUDIA VENUTO

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

locandina BLOW-UP

Ritorna Art Medica presso lo Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore, con il quarto appuntamento di settembre.

Ritorna con BLOW-UP, appuntamento in cui il mezzo d’indagine ad ampio spettro è la macchina fotografica.Lo scatto come comune denominatore delle ricerche formali di Francesca Randi, fotografa cagliaritana, Claudio Di Carlo, pittore pescarese, e Claudia Venuto, pittrice tarantina.

BLOW-UP è un doveroso omaggio all’opera omonima di un capolavoro della cinematografia italiana di Michelangelo Antonioni, datata 1966. Ma non solo.
BLOW-UP è valenza espressiva, è sostanza per questa collettiva.
Il regista, nella sua opera, ha voluto “ricreare” la realtà in una forma astratta, “[…] volevo mettere in discussione il reale presente attraverso il visto non visto. Il dubbio di ciò che è e che potrebbe non essere […]”. La realtà, secondo il Maestro, ha numerosi volti, e il dubbio, il distacco, dona giusto valore alle cose.
BLOW-UP è una “recita senza epilogo […]”.
Antonioni è il primo regista che si serve di una cultura grafica, pittorica. I suoi personaggi hanno un tipo di coscienza proiettata fuori da se stessa.

Art Medica, in BLOW-UP, parte da questa relazione con il mondo che diventa misteriosa, estranea, enigmatica. Scompare la familiarità tra l’uomo e le cose. Il mondo appare forte e presente. E’ un appuntamento con la visione, il silenzio, la sintesi emozionale. Nelle opere degli artisti ritroviamo enfatizzati e descritti, l’assenza, l’attesa, il desiderio dell’altro, una comunicazione solitaria ma a maggior ragione una comunicazione affettiva e viva, appassionata, passionale, fatta appunto di dialoghi scarni. Analisti sottili di sentimenti, cacciatori di immagini straordinarie, ricercatori del necessario. Un modo peculiare di volgere gli sguardi sul mondo.

Francesca Randi utilizza la fotocamera quale medium d’eccellenza realistica ed al contempo fantastica, dove la realtà si ammanta di immagini oniriche, traslate verso l’immaginario sensibile dell’artista. Gli elementi d’uso comune, familiare, nella propria decontestualizzazione, sono branditi come accenti fonetici sulle parole àtone del quotidiano. A dar forza alla sottile ed elegante contestazione delle stanche certezze della realtà, contribuiscono i soggetti viventi e silenti e gli oggetti concreti e solitari, incastonati in scene spaziali di vetusta memoria. Sono le campagne a ridosso delle grigie periferie cittadine, sono i muri diroccati di case di fantasmi infantili. La Randi, come pochi artisti dell’obiettivo, cerca di fermare i frame della memoria, quasi appunti, in singoli scatti che diventano culla del nostro vissuto. E lo fa, sussurrando.

Claudio Di Carlo è artista cosmopolita, lavora tra Roma, Pescara ed Amburgo. È uomo poliedrico,contemporaneo, curioso intellettualmente e sempre all’avanguardia nell’ambito della propria ricerca formale. Le sue opere sono il risultato di un’indagine in corso. È come se ciascuna fosse “il” corpo del reato,poiché le immagini sono ingrandimenti, veri e propri blow-up, accostati e suscettibili di riposizionamenti mentali. L’osservatore non osserva, indaga. Ogni porzione visiva ci offre una serie di dettagli cumulabili a formare la nostra identità di lettura. Ci si ritrova, stupendosi, sensualmente voyeur poiché il taglio di Di Carlo incide nell’istinto animale, nella parte più oscura di ciascuno di noi.

Claudia Venuto chiude egregiamente l’analisi di blow-up, nella sua poetica formale, che si fa trascrizione di una realtà psicologica. Le sue opere sono la codifica visiva della psiche umana,carica di contraddizioni emozionali che vivono tra i propri desideri profondi ed intimi e le aspettative che gravano dai condizionamenti sociali. Il suo è un impulso elettrico emozionale trasmutato sulla tela. È come se i soggetti delle sue opere si identificassero visivamente con le alchimie mentali approfondite dall’artista. Claudia dà un volto alle inquietudini interiori e riesce a farlo attraverso volti noti, familiari, amicali. Il tranello dell’inquietudine è qui, tra di noi. Indossa volti come maschere rassicuranti a sopire l’ansia della coesistenza tra dubbi e certezza, tra verità e menzogna. La battaglia interiore che la società ci insegna a combattere inducendoci a scelte radicali, nella realtà,trova epilogo, come nelle opere di Claudia, nella compenetrazione tra limiti ed orizzonti di noi stessi.

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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IN.EZIA ET.CETERA. STORIE DI ORDINARIA IRONIA

5-26 LUGLIO 2014

PIERLUCA CETERA-EZIA MITOLO

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

LOC

“La libertà comincia dall’ironia”. (Victor Hugo)
L’ironia è la chiave di lettura del terzo appuntamento di Art Medica, che presenta le opere di Ezia Mitolo e Pierluca Cetera.
I due artisti, tarantina la Mitolo, gioiese Cetera, attraverso la leggerezza spirituale, l’arguzia formale, affrontano le tematiche profonde delle contraddizioni del vivere quotidiano e lo esplicano con un metodo che diventa emblema di libertà di pensiero, poiché l’analisi artistica valorizza le infinite possibilità interpretative senza soluzioni preconcette o pregiudiziali.
Lo spirito volutamente ironico dei due, consente un contemporaneo rapporto di avvicinamento ed allontanamento rispetto alla percezione emotiva, diventando una sorta di antidoto atto a ponderare l’entusiasmo affettivo verso l’oggetto, frenandone l’annullamento in esso ed, al contempo, impedendone la delusione di una eventuale presa di distanza dell’oggetto stesso.

Pierluca Cetera il filologo dell’ironia e del grottesco. I suoi soggetti pittorici ci appaiono come figure imprigionate dal bianco del fondo, vistosamente e volontariamente materico, solido, come fosse roccia sedimentaria sociale.

Ezia Mitolo è arte nel suo modus vivendi. Lei è ora, adesso, ma intimamente innamorata dei suoi “grumi emozionali” , come giochi d’infanzia riposti, ma mai dimenticati. I suoi disegni concreti, materici, vivono organicamente nel nostro tatto. I suoi video sono attuali superotto della nostra memoria.

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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PIERLUCA CETERA

Pierluca Cetera nasce a Taranto nel 1969 e vive e lavora a Gioia del Colle (Ba).
Cresciuto a Castellaneta, ha studiato a Bari, ha esposto in Puglia, al Nord (compresa Milano, Palazzo Reale) e all’estero (personali a Shanghai e Lucerna). Vive a Gioia del Colle che Cesare Brandi, in “Pellegrino di Puglia” definì “uno dei rari paesi smorti, per l’appunto senza gioia, della Puglia”. Ma di persona è molto più allegro del paese e dei suoi quadri.

“L’umanità varia ritratta da Cetera perlopiù appartiene a un mondo sommerso, di disagio e perversione, di vite vissute nella quotidianità più scialba, covando magari ribellioni improvvise e incontrollabili. (M. D.)

PRINCIPALI MOSTRE RECENTI

2014- “Il Bosco”, a cura di Vincenzo Schino, Terni;
2014- “Sonno”, con il gruppo artistico Opera, teatro della Cartiera, Rovereto (TN);
2013- “Scritturati”, galleria FormaQuattro, Bari;
2013- “Il Bosco”, a cura di Vincenzo Schino, Teatro dell’Arte, Triennale, Milano;
2012- “Il Bosco ( i mostri della ragione generano sonno)”, a cura di Vincenzo Schino, Teatro Nuovo, Verona;
2012- “Porta in Faccia”, a cura di ArtSob, L. Naglieri e L. Carbonara, Porta Baresana, Bitonto (BA);
2012- “La (mala) creanza”, a cura di Roberto Lacarbonara, galleria FormaQuattro, Bari;
2011- “L’accordo” (bipersonale), a cura di Roberto Lacarbonara, Studio7, Rieti;
2011- “emiCRANIA (con aura)” testo critico di Antonella Marino, studio d’arte Fedele, Monopoli;
2011- “Le Cavie”, nell’ambito della rassegna “senso plurimo”, a cura di Marinilde Giannandrea, Cantieri Teatrali Koreja, Lecce.

EZIA MITOLO

Ezia Mitolo nasce a Taranto, dove vive e lavora. Si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Bari, sotto la guida degli scultori Francesco Somaini e Nicola Carrino, perfezionandosi nel 2007 con il Biennio di Specializzazione in Arti Visive della Musica e dello Spettacolo presso l’Accademia delle Belle Arti di Macerata. Nel 2003 partecipa alla XIV Quadriennale di Roma Anteprima nel Palazzo Reale di Napoli, nel 2005 prende parte all’evento multimediale promosso da Drome Magazine – Download.fr/it – Roma/Parigi, nel 2011 è all’Edinburgh Art Festival, nel 2013 è presente alla Festa del Cinema del Reale di Specchia. La sua ricerca artistica spazia dalle installazioni scultoree a quelle grafiche, dalla fotografia, video, performance interattive. Contemporaneamente alla sua attività di artista, si dedica a progetti e realizzazioni di Laboratori Didattici sperimentali di disegno, scultura, performance e video performance nell’ambito delle scuole italiane, musei, di rassegne e festival. Vanta numerose esposizioni personali e collettive, premi e pubblicazioni nazionali ed internazionali.

PRINCIPALI MOSTRE RECENTI

2014- “M&P – Monticelli&Pagone + APULIAN ALIENS. Foreign Bodies”, Alpha Art Gallery, Stockbridge Library, Istituto Italiano di Cultura Summer Events 2014 In-Art | Art Where You Are, Stockbridge, Edinburgh;
2014- Progetto fotografico selezionato per la pubblicazione nel libro Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, a cura di Giorgio Bonomi, Rubbettino Editore;
2013- “Festa del Cinema Reale / Festival del Cinema documentario”, Taranto Rooms, Castello Risolo, Specchia, Lecce;
2013- “Un seme nel deserto”, Galleria BlUorG, Bari;
2012- “Buon Natale da Taranto”, City Art Gallery, Milano;
2012- “Save the beauty | Taranto chiama Italia-Italia risponde”, Rossocontemporaneo, Taranto;
2011- “Edinburgh Art Festival – The Big Things on the Beach – Public Art Fest”, Portobello,Edinburgh, Indoor Bowls and Leisure Centre, Scotland;
2011- “Obiettivo mediterraneo ITALIA TURCHIA – dialogo tra culture”, Primo Piano LivinGallery, Palazzo Turrisi, Castello Carlo V, Lecce;
2010- “Casaluce/Geiger-synusi@” La mia casa multidi/identitaria cyborgper ROAMING – Transition. A private matter Vyšehradská 26, Prague (CZ);
2010- “Uno stuzzicadenti per Jarry”, evento itinerante tra Italia (Brescia, Milano, Palermo) ed Europa (Svizzera, Francia, Belgio).

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ESSERE.VERBO IMPERFETTO

7-28 GIUGNO 2014

MASSIMO FESTI-ERIKA LATINI

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

Locandina Festi-Latini

Ogni essere esistente ha qualità proprie, e connotanti la propria vera essenza.

E quante più sono, tanto più completo sarà.

Sarà perfetto: completo e compiuto. Sarà finito. Se ciò è vero, l’imperfezione rappresenterà la negazione delle qualità e l’espressione di tutti i limiti dell’essere. L’imperfezione diventa, quindi, espressione dell’umanità smarrita.

Essere. Verbo imperfetto si veste di consapevolezza, assolvendo alla dote della propria maturità attraverso il paradosso della perfezione, secondo la quale “l’imperfezione” sarebbe perfezione.

Coppia nella vita, occasionalmente qui coppia creativa, Erika Latini e Massimo Festi esaltano, nella propria ricerca artistica, l’aspetto antropico dell’imperfezione e la sua incidenza nel quotidiano, proclamando “L’amore imperfetto quale quello più autentico”, vero e proprio manifesto d’amore e d’arte attraverso percorsi narrativi su stampe digitali, ricami, cuori in plastica, maschere. Gli artisti, marchigiana la prima e romagnolo il secondo, con grandissima ironia, danno vita ad una contaminazione di linguaggi e simboli che esaltano quello che è il loro legame privato che diviene, per forze universali, quello di tutti. L’osservatore  si troverà a curiosare nella valigia dei ricordi custodita nella soffitta di ciascuno, quella che si riapre con trepidante nostalgia e che ci ricorda cosa sia l’amore: il detonatore della vita. E così rileggeremo le lettere di Erika, scritti d’amore intessuti dal filo rosso che diventa linea di sangue e memoria perpetua, come punti di sutura sul  cuore. O le maschere di Massimo “…attraverso le maschere della vita per non trovarsi mai slegati…”

Massimo Festi si estrinseca attraverso l’immagine digitalizzata che diventa galleria di “personaggi” costretti a celare l’umano non più percepito da una società ormai circo mediatico globale, passerella per soggetti in disperata ricerca d’autore e le cui  maschere, simulacri di una perfezione formale indossata, ne rivendicano la dignità dei diversi, degli imperfetti, dei “freaks” come la nota opera cinematografica di Tod Browning del 1932, nella cui colonna sonora riecheggia la frase, “Gobble, gobble, we accept her, we accept her, one of us, one of us!.”

Erika Latini ricerca attraverso la memoria, i ricordi, le sensazioni. L’immaginario è un puzzle di tessere mnemoniche, di istanti rielaborati e trascritti, tra schizzi, disegni pieni, e scarabocchi. La linea di Erika è sicura, dominante ma sempre addolcita dalla lettura ludica di chi ama la propria esistenza come apertura costante al mondo, la cui visione disincantata dell’adulto non ne sopprime il sorriso della fanciulla. Il ricamo è una soluzione linguistica percepita quale elemento tangibile che lega a sé gli eventi della vita.

“Se tutto è imperfetto in questo imperfetto mondo, l’amore invece è perfetto nella sua assoluta e squisita imperfezione”. (Jöns in Il Settimo Sigillo, 1957. Regia di Ingamr Bergman)

[Amelì Liana Lasaponara]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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Massimo Festi_Mostre

Erika Latini_Mostre

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EXISTENTIA

3-24 maggio 2014

JARA MARZULLI | MONTICELLI & PAGONE

 

Studio Dermatologio Dottor Andrea Pastore | Corso Italia, 259 – Taranto

Locandina marzulli-monticelli&pagone

L’Arte e la Medicina sono sempre state correlate da un’idea preconcetta che le poneva l’una in opposizione all’altra; l’Arte con il suo mondo intuitivo, sensoriale e creativo, la Scienza quale regno razionale, pragmatico ed indubitabile, sia formalmente che sostanzialmente. La cultura contemporanea riesce a percepire la porosità del confine di questa dicotomia dialettica, la cui finalità è l’esistenza dell’uomo.

L’Arte, portavoce dell’espressione e del benessere dell’anima, è capace di emozioni immortali, la Medicina come scienza tenta di dare risposte concrete al bisogno di benessere fisico, ma l’esistenza è tempestata da eventi non sempre governabili. E’ in questo labile spazio che arte e scienza riannodano i fili della complementarietà. Fili che si collegano al Rinascimento nell’ambito del quale la ricerca artistica viveva in simbiosi con quella scientifica. Quest’ultima infatti, era definita ‘filosofia naturale’. E’ il periodo in cui il mecenatismo sosteneva  le imprese di grandi uomini, di grandi artisti, collegandosi al fenomeno della magnificenza.  A Firenze, la famiglia Medici, prima con Cosimo il Vecchio e poi con Lorenzo il Magnifico, radunava a corte i migliori artisti, letterati, umanisti e filosofi del tempo: Michelozzo, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Antonio Pollaiolo e Sandro Botticelli.

Il mecenatismo contemporaneo si sposta su interventi di marketing e di valorizzazione del brand, attuando politiche di sostegno ai grandi restauri di monumenti, o finanziando importanti eventi ed attività culturali. E questo succede anche a Taranto: l’Arte  irrompe nel mondo scientifico.

L’idea del Dottor Andrea Pastore di aprire il suo Studio Dermatologico all’arte, fa di lui un vero e proprio mecenate contemporaneo, in quanto promotore dei valori della bellezza e della ricerca, attraverso un’azione mirata di visibilità e valorizzazione degli artisti e delle loro opere. Lo Studio Pastore diventa spazio espositivo per la cosiddetta nuova figurazione, sposando sinergicamente la mission medica alla bellezza, al corpo, alla passione, alla vita, temi del ricco e screziato programma espositivo. Valori letti secondo formule alchemiche diverse, ponendo al centro dell’attenzione l’uomo, con le proprie paure, fragilità, ma anche certezze e potenzialità.

La Nuova Figurazione concilia le istanze del realismo con un fare pittorico contemporaneo, spesso legato al mondo dei media, alla fotografia, alle visioni dell’inconscio e ad una reinterpretazione della natura, distaccandosi dal classico realismo e dalle poetiche dell’informale. Un mondo diluito nel tempo, che si racconta per immagini, colori, luoghi dell’immaginario e del proprio IO. Un mondo lungo otto mesi. Un mondo da vivere toccando con mano la materia addensata sulla tela e respirando le emozioni impresse nella sinuosità dei corpi e nelle geometrie delle emozioni raccontate. Otto appuntamenti, per sedici artisti.

[Amelì Liana Lasaponara | Angelo Raffaele Villani]

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ORARI APERTURA MOSTRA

  • Lunedì, 16:00-20:00
  • Martedì, 18:30-19:00
  • Giovedì, 18:30-19:30
  • Venerdì, 16:00-20:00

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Per ulteriori approfondimenti visita il sito di ROSSOCONTEMPORANEO.

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CALENDARIO EVENTI 2014

  • MAGGIO, 3-24 | Jara Marzulli – Monticelli & Pagone
  • GIUGNO, 7-28 | Massimo Festi – Erika Latini
  • LUGLIO, 5-26 | Pierluca Cetera – Ezia Mitolo
  • AGOSTO, ___________
  • SETTEMBRE, 6-27 | Claudio Di Carlo – Francesca Randi – Claudia Venuto
  • OTTOBRE, 4-25 | Giuseppe Bombaci – Giuseppe Ciracì
  • NOVEMBRE, 8-29 | Danilo De Mitri – Pierpaolo Miccolis
  • DICEMBRE, 6-27 | Marco Minotti – Vania Elettra Tam

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