Calvizie

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[Vedi a seguire altra casistica clinica]

L’Alopecia Androgenetica (Calvizie) è un evento parafisiologico ritenuto naturale quando si manifesta sincrono con il normale invecchiamento dell’uomo;  un po’ meno naturale quando interessa  giovani adolescenti o giovani adulti, ragazze e donne: l’organo cuoio capelluto invecchia perdendo a poco a poco il suo patrimonio, i capelli.

I capelli hanno un tempo di vita medio nell’uomo di 3 e nella donna di 5 anni e se ricambiati nell’ordine del 10%  all’anno, rimangono sempre dello stesso numero,  perchè, ovviamente, la nostra natura garantisce una ricrescita del 10%  dei nostri capelli ed altrettanto del 10% deve essere la quantità di capelli che cadono nello stesso periodo di tempo.  Succede spesso che, per eventi, stagionali o fugaci, come una breve malattia, un dismetabolismo, un periodo di stress, in chiunque può accentuarsi la caduta dei capelli (aumento della fase telogen), creandosi quindi disequilibrio nel bilancio tra le quantità dei capelli che nascono e quelle dei capelli che cadono, a vantaggio di questi ultimi. Questo disequilibrio spesso si ristabilisce automaticamente, dopo massimo un paio di mesi, in cui si attiva maggiormente la fase di ricrescita (anagen). A volte, invece, in soggetti geneticamente predisposti, si slatentizza la tendenza ad esprimere la Alopecia Androgenetica, naturalmente geneticamente predeterminata, che si avvia ed inesorabilmente cronicizza il danno, manifestandosi con una fase di maturazione veloce, quindi ad una riduzione notevole del tempo di vita. Pertanto i capelli, bruciando le tappe della vita maturativa, si ritrovano a vivere un ciclo biologico veloce e non hanno il tempo di esprimere lo spessore e la lunghezza naturali, manifestando così il segno patognomonico della calvizie noto come “miniaturizzazione“, contraddistinto dal fatto che i capelli assumono spessore ridotto e arrivano alla fine della maturazione ad essere più corti e più sottili. Questo fenomeno può avvenire tanto nell’uomo quanto nella donna e ancor più in quest’ultima quando manifesta  squilibri ormonali legati al ciclo mestruale o al climaterio. E’ noto che la calvizie è mediata dall’azione di alcuni ormoni derivanti dal testicolo nell’uomo e dall’ovaio dalla donna e dal surrene da entrambi in condizioni adrenalino-mediate (stress). Questi ormoni, se in eccesso (androgenismo centrale), vengono trasformati a livello cutaneo in mediatori finali che producendo una accelerazione della maturazione del bulbo pilifero, determinano la morte precoce del capello; ma questo fenomeno può anche accadere quando la quantità ormonale prodotta è fisiologica ma la trasformazione di essa nel mediatore finale è “amplificata” (ad esempio come da un eccessiva presenza di patrimonio enzimatico tissutale dermico, capace di mediare la trasformazione di una normale quantità di ormone iniziale disattivo in una gran quantità di ormone attivo finale): in tal caso si parlerà di “androgenismo periferico“.

Gli uomini e le donne esprimono topograficamente la rarefazione dei capelli in modo differente .

Gli uomini iniziano a perdere i capelli nelle aree fronto-parieto-temporali bilateralmente, per poi  vedere interessata l’area del vertice (secondo la classificazione di Hamilton) oppure come nella variante “anteriore “dove è interessata tutta la “hair line” , attaccatura anteriore dei capelli, fino a scoprire interamente la bozza frontale.

Le donne, invece, iniziano a manifestare la rarefazione nella regione frontale, subito dietro l’attaccatura che persiste nonostante il danno assuma  gravità maggiori,  per poi allargarsi in senso centrifugo a tutte le aree del centro-vertice (secondo la classificazione di Ludwig). Esistono, naturalmente come rare eccezioni, anche alcune donne che iniziano a manifestare come gli uomini la perdita delle aree fronto-parietali e spesso si riconosce per loro una tendenza ereditata da elemento maschile; così anche esistono numerosissimi casi  in cui uomini manifestano una rarefazione diffusa della zona centrale anteriore di tipo femminile, riconoscendo spesso  in essi una ereditarietà trasmessa da elemento femminile o maschile della famiglia materna.

I RISULTATI PER I CASI AFFRONTATI DI ALOPECIA ANDROGENETICA SI SONO RAGGIUNTI MEDIAMENTE IN UN PERIODO DI SEI MESI DI TRATTAMENTO. 

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LA MIA PRIMA VISITA TRICOLOGICA nella  ALOPECIA ANDROGENETICA

PREMESSA: Quotidianamente visito individui che lamentano “un’aumento della caduta di capelli, più di quelli che solitamente cadono” o che riferiscono di “aver perso i capelli in alcune aree” o che in altre “vi è una rarefazione non prima evidente” o che riferiscono di “aver perso il volume dei capelli e la loro consistenza o che addirittura “i capelli si sono assottigliati oppure che “non crescono più lunghi di tanto“. E’ doveroso raccontare in che consiste la mia visita tricologica per coloro i quali pensano che il dermatologo sia quel medico che “quando gli parli di capelli non ti guarda neanche la testa e ti prescrive uno shampoo e un integratore” o che “quando gli dici che perdi i capelli al massimo finge di capire qualcosa guardando con una lente la testa e poi per chissà quale motivo ti prescrive sempre il Minoxidil e se ti va bene e sei maschietto la Finasteride” o, che se ti va bene, ti dice che “a volte riesci a fermare la caduta” (come se fosse un atto eroico-utopistico di bloccare un montagna che scende a valle), e se ti va male ti dice “che tanto senza capelli si può anche vivere“. A tutti questi e ad altri che, dopo aver consultato il parrucchiere, primo professionista conoscitore del mondo capello, il farmacista, valido conoscitore delle ultime novità in campo tricologico proposte un po’ per tutti, e certamente non per i più, nonché il medico curante, profondo conoscitore del soggetto e delle sue problematiche psico-somatiche, voglio comunicare con questa mia trattazione che forse è giunto il momento di esporre il proprio problema ad un dermatologo, scegliendo fra questi qualcuno che si ritiene  abbia svolto attività di tricologo e abbia fatto pubblicazioni in merito o sia stato relatore di convegni relativi all’argomento: ciò perché tra i dermatologi esiste anche qualcuno che, grazie alla sua propria iniziativa e non certo all’ignobile insegnamento universitario, è riuscito ad esplorare l’affascinante mondo del capello e dei reconditi segreti che ancora nasconde. E a quanti esasperati dalla grave perdita dei capelli e della loro immagine si rivolgono ALTROVE voglio consigliare di pretendere sempre di sapere con chi state parlando, se chi vi è di fronte è un laureato in medicina e chirurgia, specializzato in dermatologia ed espone non soltanto sui muri dell’ambulatorio, ma anche alla pubblica valutazione la propria laurea e la propria specializzazione. Ed ancora ricordate che, se avete di fronte un medico, difficilmente questi vi farebbe firmare un contratto nel quale vi obbliga a seguire per anni una terapia ed, in caso contrario, di saldare comunque i pagamenti  sottoscritti in contratti “capestro”.

Infine colgo l’occasione per ringraziare chi è stato LA MIA  UNIVERSITA’ in questo percorso, chi mi ha insegnato con i suoi sguardi burberi, i suoi silenti assensi ed i consigli somministrati tra una minestrina ed un bicchier di vino, tutte le basi della tricologia che mi hanno permesso di giungere sin qui a scrivervi: il dottor ROBERTO D’OVIDIO.

Lo scopo della mia visita tricologica è quello di stabilire il “grado di gravità” della Calvizie del soggetto che si  presenta, il/la quale lamenta una rarefazione di capelli oppure una eccessiva perdita degli stessi oppure entrambe le situazioni. Stabilire il grado di gravità significa differenziare un caso da un altro, considerandone la gravità specifica per istruire una terapia idonea; del resto è indiscutibile che un uomo sia totalmente diverso da una donna e che soprattutto anche uomini e donne tra di loro siano diversi, ma ancor più un uomo ed una donna siano diversi da se stessi a seconda delle fasi diverse della loro stessa vita. Sembra strano a dirsi, ma potrebbe essere possibile che uno stesso individuo abbia bisogno di terapie diverse, per lo stesso problema, in diversi momenti della vita, perché cambia la gravità del problema: è un po’ come dire che il fenomeno “febbre” colpisce lo stesso individuo in momenti diversi e che si manifesta con gravità diversa (37°- 38,5° – 40°C) e che i provvedimenti terapeutici, pertanto, hanno “pesi” diversi. Perché anche questo concetto non dovrebbe essere valido anche per la Calvizie e perché si dovrebbe dar credito al fatto che esista “LA LOZIONE PER LA CADUTA DEI CAPELLI” ed invece non dovrebbe essere più opportuno credere che esista “LA TERAPIA PER LA TUA CADUTA DI CAPELLI OGGI?”.

Per affermare ciò, però, bisognerebbe avere un metodo di riconoscimento della gravità di ogni caso specifico e la possibilità di conoscere principi terapeutici utili per far fronte al problema, confezionandoli nelle giuste quantità: infatti la storia della medicina tradizionale racconta del rapporto che esiste tra l’intensità del sintomo, il soggetto che lo manifesta e le dosi esatte dei principi terapeutici utili a ridurre il sintomo stesso. Quando dico “dosi esatte” intendo le quantità terapeutiche che siano inefficaci e che non lo siano tanto da produrre anche effetti collaterali indesiderati. Perciò molto spesso mi viene chiesto se la terapia possa essere nociva ed altrettanto spesso rispondo che “un bicchiere di latte al mattino è senz’altro nutriente, ma un litro di latte è sicuramente tossico” eppure il latte è l’alimento primitivo della nostra alimentazione; il fatto di essere nutriente o tossico dipende essenzialmente dalla quantità del latte e dal tempo di somministrazione dello stesso. Stessa regola vale per il farmaco e per tutto ciò che si propone di curare: a bassi dosaggi è inefficace, ad alte dosi crea effetti indesiderati, mentre sarebbe opportuno dosarlo tanto da dare effetti senza rischiare quelli indesiderati. In questo consiste il lavoro del terapeuta, riconoscere il sintomo, considerando chi lo lamenta e consigliare i giusti interventi efficaci per risolverlo.

Ho creato dal 2004 un programma computerizzato nel quale inserisco i dati del cliente, personali e anamnestici, che chiaramente rimangono invariati nel tempo: ogni dato ha un valore numerico che insieme daranno un valore-somma al quale sarà riferito un valore di livello di gravita da 1 a 10. Così sarà determinato il valore basale di gravità ed il numero di livello basale di gravità.

Inizio a valutare l’età del soggetto in questione perché naturalmente più giovane è,  più grave sarà il problema; subito dopo chiedo da quanto tempo dura il sintomo (caduta eccessiva) o si è ravvisata rarefazione.  Passo, quindi ad indagare sulla storia familiare considerando se il fenomeno  è già presente in genitori, fratelli, sorelle, nonni e zii e subito dopo alla anamnesi patologica remota e prossima, soffermando l’attenzione a considerare i rapporti tra la calvizie ed eventuali patologie che interessano l’asse neuro-endocrino-metabolico. Utile il supporto degli esami bioumorali che evidenzieranno eventuali deficit di minerali, vitamine, disequilibri ormonali ipofisari, tiroidei, surrenalici, testicolari oppure ovarici nella donna, che spesso all’alopecia associa altri sintomi (disseborrea-acne, ipertricosi-irsutismo) patognomonici della Sindrome dell’Ovaio Micropolicistico (MPCO). Per la diagnostica dell’MPCO è utile affiancare la richiesta di una ecografia ovarica da effettuare possibilmente subito dopo la fine del flusso mestruale.

Utile sarebbe conoscere le abitudini quotidiane (colorazioni, stirature chimiche e fisiche, uso di gel, lacche, cere, etc) che l’individuo usa sui propri capelli, nonché quelle igieniche relative al lavaggio ed il camouflage: abitudini non sempre innocue per le strutture pilifere.

Utile sempre è sapere quali sono state le terapie precedentemente effettuate per capire che vantaggi o danni hanno potuto determinare.

A questo punto inizio a raccogliere i dati che mi daranno infine il reale valore di gravità ed il reale numero di livello di gravità.

E’ il momento dell’esame clinico per valutare le condizioni del cuoio capelluto (presenza di eritemi, desquamazione pitiriasica, grassa, squamosa, crostosa) e la presenza di aree di rarefazione da mettere in relazione alla tabella di Hamilton, oppure di Ludwig-Norwood.

Effettuo quindi il Pull test prelevando i capelli con le prime due dita di ogni mano simmetricamente, producendo una lieve trazione per far sì che solo i capelli in “telogen” (morti) possano essere estratti:  ciò serve ad evidenziare se il numero dei capelli pronti a cadere è modesto (negativo è quando effettuandolo a 4 giorni dal lavaggio dei capelli ne vengono via massimo 4) oppure eccessivo come si  verifica nell’Effluvium in telogen (caduta eccessiva di capelli in stadio terminale – i capelli vengono via a ciocche). L’Effluvium in Telogen è un evento che puo’ comparire all’inizio di una Alopecia Androgenetica e che si differenzia dall’Effluvium in Anagen (caduta eccessiva di capelli in fase di crescita) che è più tipico della fase iniziale dell’Alopecia Areata.

Quindi il TRICOGRAMMA, esame che si effettua possibilmente a quattro giorni circa dal lavaggio dei capelli, prelevando gli stessi con una pinza chirurgica (dentata) dalle aree di maggior interesse alla caduta o rarefazione: servirà per fare la conta dei capelli vivi e morti che sono sul cuoio capelluto dell’individuo in questione. Questo esame permetterà di verificare se esiste bilancio tra i capelli che dovrebbero essere in fase di caduta e quelli in fase di ricrescita, ricordando che in fase telogen è fisiologica una caduta di capelli pari al 10-15%. Una volta effettuato tale calcolo e messo in evidenza la quota di bilancio negativa esistente,  passo alla verifica di eventuali danni strutturali pilari e bulbari (tricoressi , ulotrichia, tricoptilosi etc) ed infine alla conta della media dei diametri dei capelli prelevati, per sapere di quanto sono diminuiti di spessore gli stessi (miniaturizzazione), avvalendomi della recente tecnica della fotovideodermatoscopia

 

VALUTAZIONE DEL GRADO DI GRAVITA’ DELLA “CALVIZIE”

Finalmente ho ottenuto il valore numerico della gravità basale ed il numero di livello relativo (da 1 a 10), nonché il valore numerico della gravità reale ed il numero di livello relativo e posso quindi verificare in termini numerici quanto differisce la realtà dall’utopia, le condizioni iniziali che tutti vorrebbero recuperare, dimenticando di avere il problema “capelli”. Questa differenza numerica sarà il nemico verso il quale affronterò la terapia, la giusta arma da costruire.

 

LE MIE VISITE SUCCESSIVE

A distanza di 2-4 e 6 mesi solitamente effettuo verifiche rivedendo il cliente, rivalutando impressioni, riproponendo il test di autovalutazione del  proprio grado clinico di rarefazione, rifacendo l’esame clinico, il Pull test, il Tricogramma e la valutazione finale delle variazioni eventualmente ottenute. Tutti questi dati vanno messi in relazione con le quantità di terapia effettivamente consumata ed i dati così raccolti vanno a disegnare  un grafico ove entrano in relazione  le modificazioni del numero di gravità, il rapporto tra il numero di gravità reale e quello fisiologico, le variazione di livello dello stadio clinico della Calvizie. Inoltre il grafico mostra le modificazioni dell’indice terapeutico, valore che nasce dal rapporto del valore biologico delle terapie somministrate in relazione con il tempo utilizzato per consumarle.

Sul grafico sono riportate due linee orizzontali continue immodificabili (bande) : labanda della caduta” e la “banda della ricrescita“. La banda della caduta rappresenta quel numero che, una volta raggiunto dall’indice terapeutico rappresenta il momento in cui la quantità in percentuale dei capelli che cadono sono pari alla quantità dei capelli che ricrescono, mentre la banda della ricrescita , a sua volta, quel numero che, raggiunto dal valore dell’indice terapeutico segnala il momento in cui il bilancio tra capelli che cadono e capelli che crescono è a favore di questi ultimi.

Questi parametri succitati saranno controllati da me ad ogni successiva visita andando così a costruire un sistema aritmetico atto a monitorare l’andamento della terapia e quindi delle condizioni del cliente

E’ necessario sottolineare l’importanza di questi controlli ravvicinati per i primi 6 mesi, perché io possa eventualmente correggere la terapia  e correggere gli eventuali ritardi del cliente nell’effettuarla.  Continuo ad affermare che 6 mesi sono sufficienti per ottenere risultati clinicamente apprezzabili e che alla fine di questo periodo si potranno studiare programmi personalizzati di mantenimento dei risultati ottenuti.

OBIETTIVO DELLA TERAPIA ANTI-CALVIZIE

Naturalmente l’obiettivo che si propone la terapia è quello di utilizzare principi adatti a ridurre al massimo il fenomeno della caduta di capelli sino al raggiungimento del “defluvium” fisiologico, ed altri ancora deputati a stimolare maggiormente le mitosi bulbari, tanto da permettere una visibile ricrescita. E’ doveroso dire che una giusta terapia, seguita da una perfetta partecipazione dell’interessato, può far recuperare anche 2 gradi clinici di Alopecia in 6 mesi e che per riuscire a mantenere tali risultati si può istruire una terapia di mantenimento, utilizzata in modo continuato o ciclico. Pertanto la lotta contro la Calvizie è continua e sarebbe erroneo parlare di soluzione per un processo cronico e progressivamente ingravescente, ma si può affermare e dimostrare che è possibile nasconderla, non farla avanzare, recuperando anche qualche “immagine di sé del passato”.

I casi di Alopecia Androgenetica (Calvizie) affrontati e curati dal Dottor Andrea Pastore sono qui divisi nelle seguenti tipologie:

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AGA FEMMINILE

001 002 003 004 005 006 007 008 009

[Clicca qui per ulteriori casistiche cliniche AGA FEMMINILE | File PDF 3040 Kb]

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AGA MASCHILE ANTERIORE

001 002 003 004 005 006 007 008 009

[Clicca qui per ulteriori casistiche cliniche AGA MASCHILE ANTERIORE | File PDF 527 Kb]

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AGA MASCHILE HAMILTON

001 002 003 004 005 006 007 008 009

[Clicca qui per ulteriori casistiche cliniche AGA MASCHILE HAMILTON | File PDF 1950 Kb]

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AGA MASCHILE LUDWIG

001 002 003 004 005 006 007 054 055

[Clicca qui per ulteriori casistiche cliniche AGA MASCHILE LUDWIG | File PDF 2100 Kb]

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