Alopecia Areata

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La mia…….ALOPECIA AREATA

(Premessa dell’autore: ciò che scrivo non sarà “la verità”, ma è sicuramente la mia verità, non letta su testi – non cito infatti bibliografia – ma desunta in oltre 30 anni di osservazione di piccoli e grandi pazienti affetti da questa dermatosi)

L’Alopecia Areata (AA) è una malattia bizzarra e spesso estremamente invalidante che si presenta generalmente in aree in cui mancano i capelli o i peli di altre aree del corpo. Si presenta in varie forme cliniche: la più classica e frequente è quella in chiazza unica (AC Area Celsi) che si presenta sul cuoio capelluto, lontana dalla Hair-Line (HL), attaccatura dei capelli, che nel 90% dei casi si risolve spontaneamente in 2-3 mesi circa, senza l’ausilio di alcuna terapia: rimangono, pertanto, famosi gli eroici ed esoterici tentativi dei nostri avi che con le loro più strane trovate passavano alla storia come “guaritori”. Identica sorte accade quando la AA interessa la barba dell’uomo, più frequente, silente e fugace. La guarigione spontanea, invece, è difficile quando la AA compare le volte successive, semmai in chiazze multiple Alopecia Areata Plurifocale (AP), ma soprattutto quando inizia ad interessare la HL oppure le sopracciglia e le ciglia. Si parla in questo caso di Alopecia Areata Ofiasica (AO) – da ‘ofus (dal greco) serpente – dove le aree si allungano, tendono ad unirsi  a formare vaste aree fino a interessare tutto il cuoio capelluto (Alopecia Areata Totale AT)  ed  ancora tutti i distretti ove sono presenti i peli (Alopecia Universale AU).

La AA può colpire qualsiasi individuo nelle forme più leggere, ma in soggetti predisposti sicuramente si manifestano le forme più gravi. Soggetti più a rischio sono coloro che nell’anamnesi familiare c’è già la AA, che raramente è presente nei genitori e più spesso in parenti prossimi (zii, cugini), che presentano in famiglia malattie autoimmuni cutanee e non, che sono portatori di diatesi allergica (atopia) o fenomeni di autoimmunità (tiroiditi, celiachia).

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EZIOPATOGENESI  

Per spiegare l’origine di questa dermatosi sarebbe utile rifarci all’osservazione della area colpita e dei capelli che da questa area sono venuti via. La superficie di una nuova area si presenta come se fosse stata rasata, si riconoscono ancora in essa gli orifizi follicolari, all’interno dei quali residuano monconi tranciati di capelli: sembra quindi che ci sia stato un evento che abbia provocato, qualche tempo addietro, una rottura del fusto del capello all’interno dell’infundibulo.  Si potrebbe disquisire sul tempo intercorso tra la comparsa della chiazza e l’evento che l’ha  generata, ma ritengo che non trascorrano più di 2- 3 settimane; in questo tempo il capello cresce di circa 0,5-0,65 cm e percorre esattamente il tratto che va dall’inserzione del muscolo erettore del pelo (area del bulge) all’orifizio follicolare. Quindi il trauma è avvenuto sulla porzione del pelo a contatto con il suo muscolo: non sarebbe, quindi, difficile immaginare che una severa e continua contrazione di tale muscolo, a lungo persistente, obblighi il capello ad uno stato erettivo insolito, tale da subire una stretta severa del legamento del muscolo erettore che determina sul bulge un “effetto  capestro” capace di creare una sofferenza strutturale tale da determinare un insolito fenomeno di “pseudo-tricoressi”. Pertanto il capello, dopo poco cade, ma i processi di mitosi bulbari non si sono ancora esauriti, visto che il capello continua a far emergere il suo moncone residuo (capello cadaverizzato) e solo a questo punto fatalmente non cresce più.

Cosa sarà successo adesso al capello che non cresce? E’ evidente che si saranno create le condizioni idonee per bloccare l’attività mitotica delle cellule basali bulbari (blocco mitotico BM). Numerosi studi risalenti a ricerche del gruppo di tricologia dell’Università di Bari degli anni ’80 (studi ripresi e confermati da altre scuole dermatologiche italiane) hanno messo in evidenza la presenza di una moltitudine di cellule immunocompetenti e loro mediatori chimici pro-infiammatori dispersi nelle aree  peripilari, e soprattutto peribulbari, nelle fasi di acuzie, nelle aree colpite da AA. Questo evento farebbe presupporre che successivamente al trauma del capello “impiccato” avverrebbe un mancato riconoscimento della parte residua della struttura pilare da parte del sistema di difesa che non riconoscerebbe propria quella struttura (zona del bulge traumatizzata “scoperta”). Quindi le cellule immunocompetenti del sistema immunitario (linfociti citotossici, monociti modificati, mastociti) accorrono in zona, circondando l’area riconosciuta non-self , liberando mediatori chimici (citochine citotossiche, istamina) capaci di inibire le mitosi delle cellule basali del bulbo pilifero e quindi la crescita del pelo. Pertanto il BM si riattiverà soltanto quando il blocco immunologico si attenuerà e solo allora i capelli riprenderanno a crescere.  A conforto di tale ipotesi patogenetica giunge la terapia ex-adiuvantibus con cortisonici per uso topico che, dileguando l’infiltrato immunocompetente, mostra segnali di guarigione. A rafforzare tale ipotesi si propone l’osservazione che l’Alopecia Areata recidiva più spesso nelle stagioni in cui l’individuo è più esposto ad allergeni naturali (primavera ed autunno), nei quali periodi, quindi, il sistema immunitario è più responsivo e sembrerebbe migliorare nei mesi estivi, dove la maggiore esposizione solare creerebbe una situazione di immunosoppressione cutanea fisiologica, vedi la spontanea attenuazione dei processi allergici e l’esaltata  espressività degli herpes virus cutanei.

E  riprendendo dal momento eziologico iniziale: che significato biologico avrebbe la severa  e continua contrazione del muscolo erettore del pelo?  E’ da notare che il muscolo erettore del pelo risponde a stimoli neurovegetativi, quindi involontari, istintivi, quasi sempre utilizzati anche per la comunicazione extraverbale a ricordo di comportamenti etologici dell’animale, allorquando, in risposta ad un ad un evento che mette a rischio la propria incolumità, un attimo prima di reagire fisicamente con RABBIA, utilizza segnali di imminente aggressione: irtare i peli è un segnale corporeo istintivo che annuncia  l’atto aggressivo dell’animale. A differenza di tutti gli animali, invece, l’uomo elabora il messaggio istintivo della rabbia, tanto che più tempo elabora il messaggio e più  ritarda la reazione fisica, esaltando così i messaggi extraverbali: quindi praticamente sopprimendo la risposta corporea fisica (energia meccanica) della rabbia (energia  elettrica) si produrrebbe una esplosione di segnali di RABBIA REPRESSA. IRTARE IL PELO E’ UNO DI QUESTI.

E’ trascorso quasi un quarto di secolo da quando un individuo, sedicente direttore dell’Accademia Nazionale degli studi di Psicosomatica e Bioenergetica, dotato di scarsi titoli cartacei ma di grande cultura e sensitività mi confidò, pur non essendo un dermatologo, che “l’Alopecia Areata è l’espressione del disagio emotivo manifestato con crisi di rabbia impotente che pervade l’individuo quando vede in pericolo l’oggetto del proprio desiderio sessuale”. Aggiunse inoltre: “tu come dermatologo ed appassionato studioso del cosmo-pelo avresti le capacità per spiegare in futuro questa mia intuizione che sento di rivelarti perché sono sicuro che potrai interpretare le dermatosi come linguaggio extraverbale dei nostri disagi psichici ”. Per anni ho cercato di dare una interpretazione a questa enunciazione pseudo-freudiana, e col tempo ho compreso che l’oggetto del proprio desiderio sessuale per ognuno  di noi siamo noi stessi e che quindi reagiamo psicodinamicamente con rabbia repressa tipica del soggetto disperato quando ci sentiamo in pericolo contro un nemico tanto più forte di noi che paralizza la nostra reazione dinamica ed esalta, purtroppo, quella biochimica. Così facendo mettiamo in atto meccanismi che interessano la totalità dei nostri organi, interni ed esterni, tutti che emettono segnali di sofferenza perché l’organismo è bloccato nell’espletare le sue funzioni di sopravvivenza. Ed ecco che gli organi interni, pur soffrendo, difficilmente manifestano agli altri (comunicazione extraverbale) il disagio ciò che invece l’organo più periferico, la cute, facilmente può esprimere  attraverso  fenomeni di vasocostrizione (PAURA) e vasodilatazione (RABBIA), iperidrosi (PAURA) e ipoidrosi (RABBIA), pilo rilassamento (PAURA) e PILOEREZIONE (RABBIA). E quindi così spiegato come, a seguito di una crisi emotiva violenta e prolungata che ha coinvolto l’individuo tanto psichicamente quanto poco fisicamente, nel tentavivo di far fronte ad un insulto che mette a rischio la propria sopravvivenza, non solo fisica ma anche sociale (denaro, lavoro), nonchè quella dei suoi più cari (ristretta sfera degli affetti-protezione-sopravvivenza), l’individuo predisposto manifesta l’ALOPECIA AREATA.

Il mio compito è non soltanto affrontare il fenomeno, intervenendo sul danno clinico, piccolo o grande che sia, ma soprattutto istruire il soggetto sui moventi patogenetici del danno, perché ne prenda coscienza e collabori al meglio perché i suoi errori comportamentali non creino disagi tali da ripetere scatenare forme cliniche identiche e di maggiore impegno clinico.

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AU FEMMINILE

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AU MASCHILE

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